Category “Rassegna stampa specifica”

LETTERA APERTA AD UN CIELLINO CREDENTE : LA RICONVERSIONE DEL CATTOLICO , TRA BATTAGLIE FONDAMENTALI ( ABROGAZIONE REFERENDARIA DELLA LEGGE 194 ) E MITI DI MEZZA ESTATE

Come noto , in occasione delle presentazione della 34sima edizione del Meeting di Rimini , organizzato come sempre da Comunione e Liberazione , glorioso movimento cattolico fondato da Don Giussani , è stata invitata Emma Bonino , paladina dell’aborto libero e del laicismo più estremo, la quale è stata accolta in modo entusiastico e senza contestazioni dai presenti .

Colgo l’occasione per rivolgermi a coloro che all’interno di CL si sentano ancora credenti per invitarli ad aderire , tramite il sito www.no194.org , alla nostra iniziativa , finalizzata inequivocabilmente all’abrogazione per via referendaria della L. 194 , che ha legalizzato l’interruzione volontaria di gravidanza nel nostro paese nel 1978 .

Con questo appello intendo fornire uno strumento in più al ciellino cattolico per riflettere sulla necessità di ancorare la propria fede ed un’iniziativa concreta che affermi la difesa della Vita del nostro prossimo più debole , in risposta alla deriva che sta travolgendo l’organizzazione a cui appartiene .

Significativamente il Meeting riminese da anni ignora i valori non negoziabili e si caratterizza per dibattiti incentrati quasi esclusivamente sul danaro e sull’economia .

Nulla a che vedere con quello spirito che si respirava nei miei anni universitari alla Cattolica di Milano , nella seconda metà degli anni 80 , e che percepivo negli aderenti a quel movimento .

Forse era solo uno spirito , ma era già qualcosa , una grande fede ed una ricerca di coerenza con quella fede .

Invito , inoltre ed in generale , tutti i cattolici ( e non solo ) ad unirsi a noi in questa battaglia civile , senza lasciarsi intimorire da messaggi fuorvianti che sono stati diffusi in queste settimane a margine del dibattito sorto sulla legge sull’omofobia , che vogliono rappresentare il nostro ordinamento come caratterizzato da uno stato di repressione che travolge la libertà di pensiero della confessione religiosa cattolica e dei suoi appartenenti , al di là di una certa censura strisciante che dobbiamo subire da parte dei media .

Sollevo , anzitutto , delle forti perplessità sull’opportunità che un’entità dichiaratamente ed essenzialmente pro life competa con religiosi ( che hanno per la loro posizione , a mio avviso , dei doveri particolarmente stringenti sul piano divulgativo ) e con gruppi tradizionalisti ( spesso ben strutturati anche culturalmente ) per affrontare battaglie su questioni che non attengono alla difesa della Vita , contribuendo a diffondere senza alcuna stringente necessità l’identità , tanto cara all’opinione pubblica ufficiale , tra pro life ed estremista fuori dal mondo e dal tempo , ai margini della società in quanto custode di valori e riti lontani dal comune sentire .

Sul piano naturalistico è sin troppo facile ribadire che un omossessuale , se veramente tale , non può essere protagonista di un evento abortivo ( come madre o padre mancati a seguito del verificarsi di tale evento ) e che , quindi , alzare la voce più di chiunque su questo tema significa chiaramente rischiare di sbroccare e di andare fuori tema .

Il legame tra le due tematiche è davvero tenue , per non dire del tutto inesistente .

Faccio questo rilievo pur avendo sempre sottolineato ( senza alcun dispiacere , essendo cattolicissimo , da cui le fondamentali difese del crocifisso e dell’importanza della preghiera , ad esempio ) la centralità della cultura e del pensiero cattolico in un’operazione come la nostra , che deve , peraltro , estendersi a coloro che non credono ( e che comunque non possono impedire agli altri nostri aderenti di credere e pregare ) ma che ritengono non condivisibile la legittima soppressione di un altro individuo durante il suo concepimento .

Né voglio condizionare la libera determinazione dei nostri iscritti , che ben possono impegnarsi in una battaglia tanto sterile ( le petizioni in Italia non hanno mai prodotto alcun effetto su un testo legislativo , regolarmente cestinate dalla classe parlamentare ) quanto legittima in un paese democratico e tutt’altro che ingiustificata per alcuni aspetti davvero grotteschi di quella normativa .

In particolare , come ho sottolineato qualche mese fa nel mio articolo sul femminicidio , la normativa contro l’omofobia che è stata configurata è sostanzialmente incostituzionale già perché crea una categoria di supercittadini supertutelati rispetto a noi eterosessuali ed implica , in ogni caso, delle modalità di accertamento dell’appartenenza a quella privilegiata categoria che si tradurranno in imbarazzanti dibattimenti penali .

E’ indubbio che tale normativa dimostra una volta di più come il nostro parlamento esegua direttive comunitarie e subisca condizionamenti culturali continentali e come sia assurdo pensare che la 194 possa essere abrogata da un potere legislativo nazionale tanto condizionato da quel vento laicista .

Mi interessa , però , ricordare ( sotto il profilo strettamente giuridico e non solo per deformazione professionale , in quanto avvocato operante quotidianamente nei rami civile e penale , e quindi giurista al pari di altri ) a tutti che la libera manifestazione del pensiero è tutelata da una norma costituzionale ( l’art. 21 ) e che , in quanto tale , non può essere compressa da una legge ordinaria .

Conseguentemente nessuna legge in questo paese potrà mai impedire ad un cittadino di contestare normative contrarie alle proprie convinzioni , anche di carattere religioso , qualora le sue dichiarazioni non siano intrinsecamente criminali , in quanto inneggianti alla discriminazione o alla violenza .

Ne sono la riprova i risultati che sono conseguiti all’applicazione della stessa “ legge Mancino “ , nel corpo della quale questa normativa è in parte destinata ad essere inserita .

Tale legge aveva finalità facilmente definibili come politiche , plausibilmente mirata a colpire un’area ( quella di estrema destra ) in ossequio ai “ desiderata “ , in particolare , di un politico che intese così “ ringraziare “ coloro che gli avevano organizzato il servizio d’ordine nei suoi comizi per diversi anni .

Ebbene , dopo 20 anni di applicazione della legge Mancino registriamo la presenza di una moltitudine di gruppi di area nonantifascista mai riscontrata in precedenza , tutti perfettamente legali .

Essi non possono affermare che gli ebrei debbono essere chiusi nei forni crematori , ma penso che sia un sacrificio che la nostra democrazia può affrontare senza sentirsi impoverita .

Naturalmente questa legge , in quanto politica , non punisce certo chi incita all’odio di classe , ma non ha impedito , proprio in forza delle sentenze della magistratura , il sorgere di formazioni di quell’area ( che sono extraparlamentari a seguito dei pochi voti ottenuti in relazione alle soglie di sbarramento discutibilmente introdotte dalla legge elettorale vigente ) e non ha limitato lo scenario politico nazionale .

Analogamente , discriminare una persona per le sue tendenze sessuali è condotta ben diversa dall’esprimere opinioni contrarie al superamento degli istituti del matrimonio tradizionale , della famiglia tradizionale e dell’adozione tradizionale , nei quali , personalmente , credo in modo fermissimo e crederò sempre .

Per quale motivo non verrò mai condannato con sentenza passata in giudicato per alcun reato , a seguito di queste mie convinzioni , come di quelle che coincidono con l’affermazione della sacralità della Vita dal concepimento alla morte naturale ?

Perché l’incostituzionalità di una legge ordinaria ( che in tanti stiamo denunciando in questi giorni ) non è una sua caratteristica estetica che la rende più o meno gradevole o affascinante , ma è la condizione stessa nel nostro ordinamento per la sua perdurante applicabilità .

Dunque , se mai un PM , che pure come magistrato deve interpretare una norma tenendo presenti anzitutto i princìpi generali di tale ordinamento , a partire da quelli che discendono dalle disposizioni della nostra carta , rinviasse a giudizio un cittadino per il solo fatto di aver dichiarato la propria contrarietà al matrimonio tra persone dello stesso sesso , mai questo monstrum giuridico potrebbe superare contemporaneamente la pronuncia di incostituzionalità ( emessa dalla Corte Costituzionale , che verrebbe fatalmente investita della questione , in quanto determinante per la decisione e non certo manifestamente infondata , con sospensione del giudizio in corso ) nonché le sentenze di primo, secondo e terzo grado , travolgendo l’assennatezza e la competenza , soprattutto , di una Corte d’Appello , della Corte di Cassazione e della Consulta stessa .

Chiunque è in grado di comprendere che una dichiarazione di tale contenuto ( contrarietà al matrimonio tra persone dello stesso sesso ) integra una condotta ben diversa ( senza neppure considerare le ipotesi di violenza o di provocazione alla violenza ) dal compimento di un atto discriminatorio ( o dall’incitamento a commetterlo ) “ fondato sull’omofobia o transfobia “ ( come recita il testo normativo ) , quale quello di licenziare con tale argomentazione ( perché si è appreso essere omosessuale o transessuale ) una persona , o , con riferimento ad una semplice opinione non istigatoria , dall’asserzione che un determinato individuo non va considerato un essere umano a causa delle sue tendenze sessuali .

Certo , nella quotidianità vengono emesse sentenze che lasciano perplessi e che in astratto potrebbero essere avallate da una normativa come quella in questione , che ho già criticato radicalmente per il suo carattere ideologico e a sua volta discriminatorio .

Ma isolate decisioni con quell’assurdo contenuto sarebbero ben possibili anche oggi a prescindere da quella legge , penso ad una condanna per diffamazione .

In buona sostanza , è ben difficile che la Corte Costituzionale , investita del caso , non possa precisare in quei termini la corretta estensione della legge , come rientra nei suoi compiti ( cito come esempio le pronunce della medesima che hanno limitato la portata dell’apologia di reato , nel rispetto della libertà di manifestazione del pensiero ) .

E , in ogni caso , quella decisione di condanna non potrebbe mai superare il secondo e terzo grado di giudizio , così come avvenuto per le azioni giudiziarie che potevano essere ostative al sorgere di movimenti di estrema destra non palesemente razzisti .

In conclusione : condivido le obiezioni sostanziali di fondo sul contenuto della legge ( che io stesso ho sollevato da tempo ) , ma esprimo delle forti perplessità formali sull’opportunità che un’organizzazione che si definisce pro life ( e non tradizionalista o altro ) debba osteggiarla in prima linea , tanto più ricorrendo ad argomentazioni giuridiche infondate ( formulate in spregio ai princìpi generali del nostro ordinamento giuridico , oltreché alle risultanze storiche di questi anni ) sulla portata liberticida generale di quella normativa e tali da produrre effetti disincentivanti sull’impegno dei cattolici nelle battaglie a difesa della Vita .

Non abbiate paura , dunque , come disse qualcuno molto più illustre del sottoscritto , e combattete insieme a noi per la difesa dei più deboli , se possibile senza rintanarvi su posizioni ultraradicali e vagamente propagandistiche ( in quanto inconsistenti sul piano giuridico ) che tanto corrispondono all’immagine caricaturale che i nostri avversari “ abortisti “ vogliono rappresentare di noi , al fine di screditare e mortificare in radice ragioni che si fondano sui princìpi basilari di una qualsiasi società civile, di ogni tempo e luogo , e che si traducono nel riconoscere all’individuo il proprio diritto di nascere .

Pietro Guerini – Presidente nazionale NO194

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IL PARLAMENTO IRLANDESE CONTRO IL SUO POPOLO IN MATERIA DI ABORTO : ANALOGIE ATTUALI CON IL CASO ITALIANO E NECESSITA’ DI UN NUOVO REFERENDUM ABROGATIVO DELLA LEGGE 194

Il Parlamento irlandese ha approvato una legge che consente sì l’aborto solo nel caso in cui la madre sia in pericolo di vita a seguito della gravidanza ( e non sarebbe stata ammissibile in sé estensione a questo caso , visto l’art. 40 della costituzione di quel paese che tutela il diritto di nascita del concepito, con quella sola eccezione ) , ma anche quando c’è il rischio di suicidio della gestante .

Rischio di suicidio che dovrà essere verificato da una commissione di tre medici , pesantemente condizionati dall’astratta eventualità ( in concreto di pressoché impossibile attuazione , trovatemi una donna che si suicida perché incinta ) che ciò si verifichi e non certo disincentivati da una decisione abortista di fronte ai grossi interessi economici che ruotano attorno al drammatico fenomeno dell’interruzione volontaria di gravidanza .

Quale sarà mai la madre che , volendo abortire , non minaccerà il suicidio ?

L’Irlanda passa così dalla posizione di paese più avanzato sul piano della civiltà europea e mondiale ( visto il riconoscimento addirittura costituzionale del diritto alla nascita , in linea con le caratteristiche virtuose di uno straordinario popolo che sull’adesione a quei nobili princìpi generali ha fondato la propria identità e distinzione da un paese vicino particolarmente aggressivo ed in crisi morale che lo ha oppresso per secoli con sanguinosa colonizzazione , che perdura tuttora con l’indebita occupazione di una parte della propria terra ) all’ultimo posto in questa graduatoria , alla pari di diversi paesi europei settentrionali ed orientali .

Ferme restando le possibilità che il testo venga rinviato alla Corte Suprema , che , secondo diritto , lo dovrebbe bloccare per evidente violazione della pronuncia del 1992 di tale organismo , con cui fu stabilito senza aperture che il divieto di aborto sancito costituzionalmente incontrasse la sola eccezione che fosse reale e sostanziale il rischio per la Vita della partoriente , il che è chiaramente da escludersi nella fattispecie del suicidio evocata dal nuovo testo legislativo , e di un successivo referendum , sono evidentissime le analogie con l’attuale situazione italiana .

La classe parlamentare , per adeguarsi alle direttive degli organismi europei , che non hanno alcuna competenza in materia di aborto , essendo essa esclusiva dei singoli stati , recepisce le direttive comunitarie , che sono orientate verso princìpi rigorosamente laicisti e antireligiosi , anche quando tale recepimento sia generico , culturale e non sia per nulla obbligatorio .

Parlo di attuale situazione italiana , perché nel 1978 il nostro parlamento non ebbe certo bisogno di alcuna interferenza estera per approvare la 194 , che , come noto , ha introdotto l’aborto libero nei primi 90 giorni di gravidanza e pressoché libero successivamente .

Ma i tempi sono evidentemente cambiati , come dimostrato dal successo del nostro comitato , che registra oltre 18 000 adesioni nonostante abbia dovuto affrontare opposizioni e censure forti , anche da parte di sedicenti pro life , che rappresentano oggi poco più del 10% degli iscritti ad organizzazioni di area e che costituiscono , in realtà , la prima linea ( sconfitta dalla inesorabile legge dei numeri ) dell’abortismo nazionale , già per il solo fatto di opporsi alla nostra iniziativa referendaria , diretta ad abrogare quella legge .

Il marxismo che dominava il nostro paese oggi alberga solo nelle stanze del potere e della cultura , il popolo , sia pur subendo condizionamenti , tende a maturare la propria opinione in modo autonomo e senza eseguire supinamente le direttive dei partiti , si può lavorare su menti non indottrinate e più libere , possibilmente con argomentazioni razionali e non ispirate al fanatismo .

Chi ritiene nel nostro paese che con manifestazioni di piazza si possa modificare l’orientamento irreversibilmente abortista del parlamento rifletta , se riesce , sul caso estremo irlandese , in cui addirittura parlamentari eletti con il voto cattolico , che avevano garantito in campagna elettorale la fedeltà al princìpio della sacralità della Vita , abbiano tradito la volontà dei loro elettori .

La classe parlamentare è abortista , per i condizionamenti europei e , in Italia come in altri paesi diversi dall’Irlanda , per il timore di assumere posizioni a rischio di impopolarità , peraltro , assai poco diffuse in ambienti privilegiati come quelli dei nostri onorevoli e senatori .

Di qui l’unica via per abrogare le leggi abortiste , quella popolare da perseguire attraverso un referendum , proposto dal nostro comitato .

Non esiste antiabortismo che non sia abrogazionista , non esiste abrogazionismo che non sia referendario .

Una consultazione popolare in Irlanda ridicolizzerebbe quel voto parlamentare , facendo riflettere sul distacco tra paese reale ed istituzioni , con i loro compromessi , interessi e status , anche in quel paese .

Chiunque ritiene che non possa essere legittima la soppressione durante la gravidanza del nostro fratello più debole e indifeso ( se non nel caso di grave pericolo di vita della madre che porti a termine la gravidanza , in linea con l’art. 32 della nostra costituzione , che tutela il diritto alla salute di tutti i nati , anche quindi della gestante , e con l’art. 54 c.p. , che già ammetteva l’aborto in quelle condizioni prima del 1978 e , buon ultimo , con la posizione ufficiale della Chiesa , a partire persino da Pio IX ) aderisca al nostro comitato attraverso il sito www.no194.org , contro gli abortisti ed i loro collaborazionisti .

Pietro Guerini–Presidente nazionale comitato NO194 (www.no194.org)

THE IRISH PARLIAMENT AGAINST HIS PEOPLE ON ABORTION: SIMILARITIES WITH PRESENT THE ITALIAN AND NEED FOR A NEW REFERENDUM REPEAL LAW 194

The Irish Parliament has passed a bill that allows Yes abortion only if the mother is in danger of life as a result of pregnancy (and would not have been admissible in this case extension, having regard to article 40 of the Constitution of that country protecting the birthright of conceived, with the sole exception), but also when there is a suicide risk for pregnant women.

Suicide risk that must be verified by a Committee of three doctors, heavily influenced by the abstract possibility (of almost impossible in practice implementation, Dilip a woman who commits suicide because pregnant) this happening and certainly not inclined to be an abortionist decision in front of big business interests that revolve around the dramatic phenomenon of voluntary termination of pregnancy.

Which will never be the mother who, wanting to have an abortion, do not threaten suicide?

The Ireland passes so the position of the most advanced country in terms of European and world civilization (seen even constitutional recognition of the right to birth, in line with the virtuous characteristics of an extraordinary people that membership to the noble ones general principles he established his own identity and distinction from a neighboring country especially aggressive and moral crisis that has oppressed for centuries with bloody colonization that still lingers with the occupation of a part of their land) in last place in this ranking, like several northern and Eastern European countries.

Without prejudice to the possibility that the text be referred to the Supreme Court, which, according to law, should block for obvious violations of the 1992 decision of that body, which was established without openings that the prohibition of abortion sanctioned constitutionally met except it was real and substantial risk to the life of the pregnant woman, which is clearly excluded in case of suicide evoked by the new legislative text , and a subsequent referendum are very evident analogies with the current situation.

The class member, in order to comply with directives of European organisations, which have no competence on the subject of abortion, since it exclusively of individual States, implementing Community directives, which are oriented towards strictly secularist principles and anti-religious, even when such transposition is generic, and is not at all required.

I talk about the Italian situation, because in 1978 Parliament certainly did not need any foreign interference to endorse 194, which, as noted, has introduced free abortion during the first 90 days of pregnancy and virtually free.

But times have clearly changed, as evidenced by the success of our Committee, which registers more than 18000 members despite having faced strong opposition and complaints, even by self-styled pro life, which today represent just over 10% of the members area and organizations which constitute, in fact, the first line (defeated by the inexorable law of numbers) of national abortismo already, for the mere fact of opposing the referendum, conducted our initiative to repeal that law.

Marxism which dominated our country today is only in rooms of power and culture, the people, even with constraints, tends to ripen their views independently and without run passively party directives, you can work on non-indoctrinated minds and more free, possibly with rational arguments and not inspired by fanaticism.

Those who believe in our country that street demonstrations might reorient abortionist reflects Parliament’s irreversibly, if it succeeds, the extreme case, where even elected MPs with the Catholic vote, which had guaranteed election campaign held loyalty of sacredness of life, have betrayed the will of their constituents.

The class is abortionist, parliamentary for European influences, and in Italy as in other countries other than Ireland, for fear of taking positions at the risk of unpopularity, Furthermore, very little spread in privileged environments such as those of our ladies and senators.

Hence the only way to repeal abortion laws, to be pursued through a popular referendum, proposed by our Committee.

There is antiabortismo that is abrogazionista, there is abrogazionismo which is not legal Secretary.

A referendum in Ireland would make a mockery of the parliamentary vote, reflect on the separation between the real country and institutions, with their compromise, interests and status, even in that country.

Anyone who believes that it cannot be legitimate the suppression during pregnancy of our weaker brother and helpless (except in case of grave danger to the mother’s life leading to end the pregnancy, in line with article 32 of the Constitution, which protects the right to health of all births, even then of the pregnant woman, and with article 54 of the criminal code that allowed abortion in those conditions before 1978 and, not least, with the official position of the Church, starting even from Pius IX) adhere to our Committee through the www.no194.org  site, against abortionists and their collaborators.

Lawyer Peter Guerini – National President NO194 Committee – Italy ( www.no194.org )

First pro life Italian organization with over 85% of the members of the pro life area

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QUANDO IL FEMMINICIDIO E’ VOLUTO DA LEI : UN NUOVO REFERENDUM ABROGATIVO DELLA L. 194 PER PORRE FINE ALLO STERMINIO LEGALIZZATO DELLE CONCEPITE ( 3 MILIONI DAL 1978 SECONDO I DATI UFFICIALI MINISTERIALI )

“ Quando ti sorridono è probabile che sia un sì , ma quando si allontanano è no e tu ci devi stare è inutile sperare di recuperare se hanno detto no , meglio sparire non telefonare per sentirsi dire un’altra volta no “ .

Se queste parole , scritte da Claudio Mattone , di un brano inciso da un gruppo campano ( “Neri per caso“) nel 1995 venissero sottoposte agli studenti nelle scuole dell’obbligo per essere studiate a memoria , i casi di femminicidio sarebbero probabilmente inferiori .

Si parla di femminicidio , come noto , con riferimento agli omicidi commessi ai danni di soggetti di sesso femminile da persone ( così le dobbiamo ritenere , anche se con una certa fatica ) di sesso maschile .

Ciò che spesso caratterizza questi crimini e questo tragico fenomeno , tanto diffusosi da essere considerato un’emergenza nazionale , infatti , è l’incapacità dell’aggressore di accettare la centralità del consenso della partner all’interno della coppia , venuto meno il quale il legame si scioglie automaticamente ed inesorabilmente , sia pur con gli strascichi e le conseguenze legate eventualmente all’esistenza di figli ed alla sussistenza di un vincolo coniugale .

Il venir meno di quel consenso assume un carattere assoluto , a nulla rilevando le ragioni che lo ispirano e qualsiasi argomentazione di carattere meritocratico , che possono incidere solo ai fini di un addebito della separazione tra coniugi in sede giudiziale .

Ma circa la sussistenza della coppia è inutile insistere , quando l’altra persona chiude è finita .

Questo crimine , a mio avviso , ha due ulteriori corollari , quasi sistematici .

Da un lato , vi è l’inconscia tendenza a negare alla femmina la sua natura di essere umano ed a considerarla un oggetto , anche acquistabile con l’uso del danaro .

Se ho comprato un bene , non può ribellarsi , è mio .

Le diverse forme di subordinazione del consenso al danaro o di lucro legato alla sfera sessuale sono attigue a questo atteggiamento maschile .

In tal caso si realizza la fusione tra due patologie , che presentano il minimo comun denominatore della mancata emancipazione della donna ( nella concezione maschile in un caso e in quello sia maschile che femminile nel secondo ) dalla condizione di un qualsiasi oggetto .

Il secondo corollario è costituito dalla vigliaccheria con cui ci si accanisce spesso ( ma non sempre ) contro un soggetto fisicamente più debole .

Mi lego a tale ultimo elemento , per sottolineare come , di per sé , lo sgomento non possa che essere direttamente proporzionale alla debolezza del soggetto soppresso .

E , in ogni caso , come sia la soppressione di un essere umano in sé ad essere , comunque , il fattore centrale di questo tragico fenomeno , a prescindere da chi ne sia l’autore .

Ecco che vi sono forme di femminicidio in senso lato ben difficilmente considerabili meno gravi di quelle che caratterizzano il femminicidio in senso stretto .

Dopo aver premesso che l’esistenza di ciascuno di noi è legata alla ricorrenza di due condizioni , quali il concepimento e l’assenza di eventi letali durante la gravidanza , l’eliminazione volontaria di una concepita durante la gestazione , ancorché legalmente ammissibile nella stragrande maggioranza dei casi , è plausibilmente più grave di un atto di femminicidio in senso stretto , in quanto :

a ) è diretta contro un essere non solo debole , ma addirittura inerme ;

b ) viene commessa su volontà di colei ( e non di rado anche di colui , se informato ) che dovrebbe proteggerla , quindi di un suo genitore ( il che , ad esempio , per l’omicidio doloso rappresenta un’aggravante ) se non di entrambi ;

c ) è sempre premeditata ( parimenti un’aggravante per l’omicidio doloso ) ;

d ) nega alla femmina l’intera sua esistenza e non solo una parte , più o meno consistente di essa ;

e ) viene compiuta dietro versamento di somme di danaro ( minimo € 1 300 per ogni aborto ) a carico del contribuente , traducendosi in un business che realizza il trionfo del profitto sull’essere umano , da cui l’attivismo a tutela della 194 di diverse lobbies ;

f ) ha colpito , solo nel nostro paese , 3 milioni di donne negli ultimi 35 anni , secondo i dati ufficiali del ministero della Salute ( 6 milioni di interruzioni volontarie di gravidanza legali dal 1978 , delle quali statisticamente circa il 50% non possono che aver determinato la soppressione di femmine ) .

Appare , dunque , davvero stridente il contrasto tra l’introduzione di una legge sul femminicidio e l’intangibilità della 194 , considerata come una conquista della donna ed espressione legislativa della sua emancipazione .

Una convinzione , quest’ultima , contestata radicalmente dalle nostre iscritte , che si registrano in percentuali crescenti sul totale degli aderenti da un anno a questa parte , al punto che l’80 % dei nuovi referenti locali nominati nel frattempo appartiene al gentil sesso .

Ecco che la cultura comunistoide ( ricordiamo che il primo paese al mondo che ha legalizzato l’aborto è stato l’URSS nel 1921 , paese liberticida per antonomasia in quanto ispirato all’unica ideologia che ha negato nell’epoca moderna non solo la libertà politica , ma anche quella economica e religiosa ) , che si è tradotta in quella legge ( diffusasi negli stati liberali del tutto in contrasto con la loro natura , in quanto nega al cittadino il proprio diritto di fondo , quello di nascita ) ed accanita sostenitrice da anni di una legislazione sul femminicidio , rivela le proprie contraddizioni .

Contraddizioni che non si limitano a ciò .

La negazione del princìpio di eguaglianza , caposaldo delle ideologie di sinistra e sancito dell’art. 3 della costituzione , è qui del tutto palese .

Per sanzionare in modo più severo l’uccisione di un essere più debole ( a prescindere dal fatto che sia maschio o femmina ) vi è già , in senso lato , l’aggravante dei motivi abbietti ( art. 61 n.1 c.p. ) e dovrebbe anzitutto essere introdotta , in senso stretto , un’aggravante a tutela dei soggetti più piccoli o dei disabili .

Considerare più grave in sé l’uccisione di una donna rispetto a quella di un uomo ( anche se istintivamente condivisibile ) significa giuridicamente discriminare i due generi .

Decisamente assurdo , invece , è ritenere che l’omicidio di una donna sia meno grave ( e , quindi , meno gravemente punibile ) se commesso da un’altra donna , il che esporrebbe le mogli e le compagne dei veri assassini ad altre occasioni di angheria , potendo più facilmente esse subire le pressioni dell’ambiente circostante ad accusarsi di un delitto non commesso .

Occorrerebbe , in generale e sul piano legislativo , sanzionare più pesantemente l’omicidio , senza discriminazioni di sorta , che prevede una pena edittale tra i 21 e i 24 anni , limitando così gli effetti premiali delle attenuanti sulla determinazione in concreto della sanzione , in quanto inciderebbero , se sussistenti , su una sanzione base più elevata , e circoscrivendo o escludendo l’operatività delle misure alternative alla detenzione per questo come per gli altri delitti più efferati , al fine di garantire l’efficacia della deterrenza della pena medesima .

Il problema dell’affollamento delle carceri ( sempreché non sia risolvibile costruendone di nuove ) non può condizionare problemi di ordine pubblico così gravi come quelli che si ricollegano alla commissione di reati di questa portata .

Analogamente a quanto sopra si deve concludere per le forme sanzionatorie dirette a colpire la cosiddetta “omofobia“ .

Chi mi legge sa perfettamente quanto sia critico nei confronti di chi ironizza verso la condizione sessuale fisiologica ( quindi del tutto incolpevole ) di un essere umano , ma anche queste forme tendono a creare esseri umani di serie A , sempre per ragioni di sesso , da proteggere più di altri .

Senza ignorare , poi , le enormi perplessità sulle imbarazzanti istruttorie che caratterizzerebbero i nostri dibattimenti , con testi chiamati a confermare la tendenza sessuale di una vittima di un reato , citando episodi dettagliati ai quali essi avrebbero assistito .

Di questo passo non è difficile immaginare un’aggravante di razzismo , al di là della normativa esistente in materia , che si ricolleghi alla tutela di determinate popolazioni e non di altre ( già oggi giornalisticamente se uno straniero aggredisce un italiano si lamenta un crimine , se avviene l’inverso sovente un crimine e un atto di razzismo ) .

Ciò che occorre , invece , apprezzare di quella realtà culturale è un buon spirito di militanza , che vorrei portare in NO194 , e l’assenza di certe brutture che caratterizzano , ad esempio , il mondo cattolico italiano ( è una considerazione che faccio da cattolico convinto e praticante ) .

Se viviamo in un paese integralmente governato , anche a livello locale , da esponenti di quell’area culturale lo si deve pure al fatto che , forse per una minore sensibilità spirituale , quando qualcuno di loro intraprende un’iniziativa concreta con risultati oggettivamente ( in quanto numericamente ) positivi , come nel nostro caso , nessuno si preoccupa dell’anima del suo promotore , lamentandosi del pericolo che egli si insuperbisca , ritenendo per ciò giustificabile il mancato appoggio se non la critica esplicita ad un’operazione che si ricollega ad ideali che si professano anche pubblicamente da tempo .

Un fenomeno sicuramente marginale ma indicativo del difetto di spirito costruttivo che sta alla base delle divisioni interne all’associazionismo cattolico e , più in generale , al mondo cattolico che si registrano almeno dagli anni 50 ad oggi .

Non occorre , poi , essere laureati in psicologia per comprendere che è sempre la superbia del nostro prossimo che ci infastidisce , mai la nostra , quindi la tematica sconfina in altre tendenze umane , non nobilissime .

Inoltre , la più diffusa carenza in quegli ambiti culturali di riferimenti trascendenti e religiosi presuppone che ben più difficilmente ci si possa improvvisare costituzionalisti a discapito di sentenze della Consulta ( come quelle con le quali si è ribadita la non abrogabilità dell’art. 6 lett. a della 194 , con cui si autorizza l’aborto nel caso di grave pericolo di vita della madre che porti a termine la gravidanza o che affronti il parto , per macroscopico contrasto con il diritto alla salute consacrato nell’art. 32 della carta ) , in quanto quell’organo in materia ha una sua autorevolezza che non si può trascurare , se non delegittimandolo già formalmente in nome di una diversa Corte Costituzionale che non esiste se non nei propri sogni .

Una delegittimazione che tende a coincidere , dunque , con una lacunosa conoscenza del diritto , che nella fattispecie si appalesa doppiamente , se si considera che la donna in quelle condizioni poteva già abortire prima dell’entrata in vigore della 194 , quindi del 1978 , per la pacifica ricorrenza della causa di giustificazione dell’art. 54 c.p. (stato di necessità), mancata conoscenza che si estende all’ambito teologico-religioso da parte di chi , ignorando addirittura Pio IX ( non Don Gallo ) , ritiene che ammettere quel remotissimo ed estremo caso di aborto significhi andare contro i dettami della Chiesa Cattolica .

Una mancata conoscenza teologico-religiosa tanto più grave perché coinvolge addirittura un’enciclica non certo datata , l’Evangelium Vitae , che impone di agire nei limiti del possibile contro le leggi abortiste, recitando testualmente al (n. 73 ) : quando non fosse possibile scongiurare o abrogare completamente una legge abortista, un parlamentare, la cui personale assoluta opposizione all’aborto fosse chiara e a tutti nota, potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica. Così facendo, infatti, non si attua una collaborazione illecita a una legge ingiusta; piuttosto si compie un legittimo e doveroso tentativo di limitarne gli aspetti iniqui.

Di qui l’invito a tutti coloro che , senza eccitarsi in distinguo al limite utili solo al già nutritissimo fronte abortista , ritengono che la 194 vada abrogata ( con il conseguente ritorno alla sola ammissibilità dell’interruzione volontaria di gravidanza in quell’isolato caso , come già previsto prima dell’entrata in vigore della legge , nel 1978 , stante l’operatività già all’epoca e da sempre della citata scriminante di cui all’art. 54 c.p. ) ad aderire , qualora non lo avessero già fatto , a NO194 tramite il sito www.no194.org , aggiungendosi ai 17 000 iscritti attuali , e ad impegnarsi nella nostra attività di militanza con i comitati locali , magari partecipando anche ad eventi collaterali come le nostre 12 ore di preghiera , che si svolgono all’esterno di ospedali dove si praticano aborti il primo sabato dei mesi dispari dalle ore 9 alle ore 21 e che , visto il loro successo , stiamo estendendo su tutto il territorio nazionale .

Pietro Guerini – Presidente nazionale No194

Pubblicato sul web il 15-6-2013

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TRA GLI ORGANIZZATORI DELLA MARCIA QUALCUNO NON HA ANCORA DIGERITO LA SVOLTA UNITARIA E ABROGAZIONISTA : CHI STRAPARLA DI NO194 PRENDA ESEMPIO DI COERENZA E COMPATTEZZA , IL CASO FRANCESCO AGNOLI

Scriviamo questo pezzo con la piena consapevolezza che esso sarà censurato dal circuito dei siti pro-life nazionali ( o , molto più difficilmente , che verrà riportato solo a seguito di tale premessa per smentirmi ) , che danno viceversa ampio spazio ad ogni pezzo che viene pubblicato contro NO194 e il sottoscritto .

Chi volesse applicare il diritto di replica , che dovrebbe essere basilare per coloro che operano nel campo giornalistico , potrebbe liberamente pubblicare questo pezzo , il che non avverrà .

Ho preso atto in questi giorni di una polemica insorta , a margine dell’ultima Marcia , tra gli altri due leader ( cattolicissimi , come il sottoscritto ) dei movimenti pro life che ho incontrato a Giussano il 2-2-2013 , con repliche e controrepliche .

Trovo positivo che un cattolico non si limite a sorridere di fronte a tesi diverse dalle quelle in cui crede , ma replichi e controreplichi , il dibattito arricchisce le coscienze , il silenzio le inaridisce .

In particolare , il fondatore del comitato V. e V. , scissionista dal MPV , ha invitato a diffidare dalle imitazioni , con riferimento a manifestazioni future del secondo movimento , ed ha contestato il vistoso richiamo con pettorine gialle alla campagna “ Uno di noi “ fatto da aderenti a quest’ultima organizzazione che hanno partecipato al recente evento romano .

Dato atto che questa campagna , nel merito , è dal sottoscritto ritenuta non condivisibile per le ragioni già più volte esposte , ma che si è lasciata libertà ai nostri iscritti di aderire ad essa e di contribuire anche alla raccolta delle firme ( cortesia per nulla ricambiata e per la quale non abbiamo ricevuto alcun ringraziamento ) , trovo sin troppo evidente che la presa di posizione nei confronti del MPV , la quale pur proviene da una fonte di orientamento più vicino al nostro , sia del tutto stridente con le dichiarazioni rese il 17 gennaio scorso dalla portavoce della Marcia , riportate anche nel mio ultimo pezzo .

La drssa Coda Nunziante , come noto , ha affermato in tale occasione per la prima volta la natura non solo abrogazionista , ma pure unitaria dell’evento ( così , in particolare , in risposta alla domanda n. 4 : “ Sul nostro sito leggerà che la “ Marcia per la vita “ è aperta a tutti , senza preclusioni di ordine politico o religioso “ ) .

Un superamento dell’inziale vocazione della Marcia , organizzata non per la Vita ma contro il Movimento per la Vita ( ricordate le foto comparative pubblicate ancora lo scorso anno dal direttore di Riscossa Cristiana , preso dall’ansia di contarsi , per usare sue parole , della sala Nervi semivuota? ) , non a favore dell’abrogazione della 194 ma in nome di un pro life generico e demagogico .

In pratica , la matrice dell’evento è ora abrogazionista , ma chiunque appartenga al pro life nazionale voglia intervenire alla manifestazione è libero di farlo , perché la Marcia è aperta a tutti , ferma restando quell’identità , del tutto inedita rispetto al passato ( abbiamo riportato testualmente le inequivocabili dichiarazioni di segno opposto del prof. Agnoli solo di 13 mesi prima , che indicava nella legge un optional del tutto irrilevante rispetto all’orientamento culturale di un popolo e al fenomeno dell’aborto in generale ) .

Parole evidentemente non digerite dall’entourage della portavoce , se è vero che il fondatore-presidente del comitato V. e V. , dopo che la sua organizzazione non aveva aderito alla prima Marcia per ragioni critiche identiche alle nostre , che pur partecipiamo a qualsiasi manifestazione pro life , è entrato a far parte dell’organizzazione dell’evento capitolino , significativamente , vista la sua diversa matrice rispetto al passato .

Lo stesso atteggiamento critico , anzi astioso , è , come sempre , riscontrabile nel recente intervento del prof. Agnoli verso NO194 , uno storico censore della nostra iniziativa , alla quale egli da subito ha cercato di non dare alcun spazio nonostante la sua oggettiva natura antiabortista , dopo aver scritto per anni fiumi di inchiostro contro il fenomeno dell’interruzione volontaria di gravidanza .

Scalzato per un attimo il suo portavoce ufficioso Paolo Deotto dal suo incarico , egli ( che si permette persino di citare Gesù a sostegno delle proprie tesi , tra l’altro interpretando in modo del tutto arbitrario e distorto le sue parole , al punto che , se si fosse osservata tale sua interpretazione di esse , il cristianesimo sarebbe oggi poco più che una setta ) , interviene in prima persona per attaccare la nostra organizzazione , con il disordine tipico della squadra di bassa classifica che , subito il goal , nel tentativo di raggiungere il pareggio , si espone con offensive disordinate a continui contropiede avversari .

Agnoli , che non accetta inspiegabilmente che si riportino sue frasi testuali , con tanto di testo integrale del suo articolo linkato , quasi si vergognasse del proprio pensiero , ha in questi giorni dichiarato che il referendum è una chimera , dovendo , a suo avviso , prima di affrontare tale iniziativa , verificarsi una svolta culturale nel paese e non avendo noi i mezzi economici per intraprenderlo .

Egli , prima di perdersi in disquisizioni sociologiche in parte ovvie ( la cultura dominante è a favore della 194 ) e in parte poeticamente fumose ( occorre scaldare i cuori e convertire le coscienze ) , cita il seguente passaggio : “Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? 29 Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: 30 Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. 31 Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila...” (Lc, 14, 2930) .

In pratica egli sostiene che prima di intraprendere un’iniziativa referendaria occorrerebbe avere in tasca i fondi necessari per affrontare questa operazione .

Anzitutto Agnoli non sa nulla della nostra iniziativa e delle coperture delle quali potremmo usufruire .

Ma , anche a prescindere da ciò e pure se fossimo degli squattrinati come lui auspica , alla pari di ogni fervente attivista del partito radicale , è evidente a chiunque che se non si raccolgono le adesioni ad un’operazione non si possono ricevere i fondi , dagli aderenti , se autofinanziata , o da terzi .

E le fondamenta che egli evoca sono proprio queste : le adesioni .

Chi può coprire anticipatamente i costi di un’iniziativa ( per il cui successo è indispensabile avere il 50% dei voti favorevoli su un numero di votanti che superi il quorum della metà più uno degli elettori ) di cui s’ignori la consistenza , in termini di consenso e di militanza , che dev’essere tale da garantire anche solo la positiva raccolta delle firme , preliminare alla consultazione ?

Consenso , tra l’altro , che noi abbiamo ottenuto e che lui non sa neppure cosa sia .

Egli scrive , con riferimento ad una nostra lettera interna rivolta agli iscritti e non a lui , che in quanto tale dovrebbe dunque essere coperta da riservatezza , circostanza che egli come giornalista , non so se pubblicista o meno , dovrebbe ben conoscere : “ Questa volta il presidente della No 194 non azzarda la solita solfa del passato, quando ogni mail conteneva l’affermazione più o meno esplicita secondo cui la No 194, cioè Guerini, costituirebbe il più grosso movimento pro life italiano. Le 40.000 persone presenti alla marcia, convocate non certo da lui, infatti, scoraggiano affermazioni trionfalistiche del genere “ .

A parte l’attendibilità delle cifre richiamate ( del tutto ufficiose e sovrastimate , comprensive di stranieri , bambini e infanti in carrozzina , sicuramente anche dal sottoscritto particolarmente apprezzati ma che di fatto non si potrebbero iscrivere a nessuna organizzazione ) e il ruolo di convocatore di coscienze che egli molto generosamente si attribuisce , Agnoli dimostra di non sapere cosa sia un movimento e di non sapere cosa sia la Marcia , a riprova di quanto sia un evento che non lo riguardi o non lo riguardi più e del quale comunque non comprenda la natura .

In quella famosa intervista datata 17 gennaio 2013 , la drssa Virginia Coda Nunziante , portavoce dell’evento , in risposta alla domanda n. 5 “ Il successo dello scorso anno non vi spinge a creare un nuovo Movimento per la Vita in Italia ? “ ha dichiarato testualmente : “ Non abbiamo assolutamente questa intenzione . In Italia esiste da oltre 30 anni un Movimento per la Vita e ci auguriamo che continui ad esistere , anche perché in esso abbiamo tanti amici e collaboratori ; auspichiamo che sia meglio compresa la necessità di grandi manifestazioni pubbliche in difesa della vita . Noi siamo nati proprio per supplire a questa lacuna del mondo pro-life italiano , ma vogliamo limitarci all’organizzazione periodica di queste manifestazioni : dalla netta denuncia pubblica verrà lo spostamento culturale e da questo il mutamento legislativo per la vita . E’ per questo che la nostra struttura giuridica è quella di un Comitato ( affermazione inesatta , giuridicamente , in quanto non dirimente ndr ) e non di un’associazione . Esistiamo in funzione dell’evento concreto che organizziamo , ma lasciamo ad altri amici il compito di sviluppare con altre iniziative la difesa per la vita in Italia “ .

Una smentita testuale , categorica ed inequivocabile .

Del resto la pretesa di tesserare i partecipanti ad una manifestazione aperta a tutti sarebbe già di per sé contraddittoria e fuori luogo .

A prescindere dal fatto che , come intuibile , il 12 maggio erano presenti diverse migliaia di nostri stessi iscritti ( che non hanno per ciò aderito ad altre organizzazioni né hanno revocato al propria iscrizione a NO194 ) , un conto è portare a Roma qualche migliaio di persone a fare una Marcia (vale a dire una passeggiata) generica , come lui voleva fosse , e non abrogazionista , come gli è stato imposto , in uno scenario straordinario e a prezzi stracciati , un conto è avere un seguito alle proprie idee .

La storia ci insegna che il prof. Agnoli ha aderito :

a ) al MPV , nel quale , dopo anni di opposizione interna , non è riuscito a costruire una corrente critica neppure con la consistenza dello 0,1% , se è vero che tutta la classe dirigente è stata di nuovo confermata all’unanimità lo scorso anno ;

b ) al comitato V. e V. , che ha valutato criticamente la “ sua “ Marcia il primo anno con ragioni analoghe alle mie ed ha appoggiato nel merito la mia proposta referendaria , contestando sul piano tecnico i quesiti proposti sulla base di ragioni già respinte in termini di incostituzionalità dalla Consulta nel 1981 , lasciandolo in posizione isolata in entrambe le occasioni .

Egli ,. inoltre :

c ) ha costituito da anni una sua organizzazione che ha un numero di iscritti a dir poco trascurabile ;

d ) ha organizzato una Marcia contro il MPV e NO194 genericamente pro life , per poi essere costretto in minoranza a sopportare una trasformazione dell’evento in unitario e abrogazionista che nulla ha a che vedere con quello che lui aveva progettato .

Il professore, quindi , non cerchi la pagliuzza nell’occhio altrui ma prenda atto della trave che alberga nel suo , se è vero che , nel campo pro life , non riesce a portare a termine nulla che egli condivida che abbia una qualche consistenza e solidità .

E quanto alla derisione , per l’appunto , Agnoli si preoccupi delle sue incoerenze , che lo portano ad alterarsi con chi riporta testualmente sue frasi che , evidentemente , non vorrebbe aver scritto .

Egli non sa cosa significhi fondare un’organizzazione solida con 17 000 aderenti ed esserne a capo , mantenendone coerentemente inalterate tutte le caratteristiche , essenziali e marginali .

Un comitato ( alla pari di un partito , un movimento , un’associazione ) ha tre problematiche di fondo : indirizzo , obiettivo da conseguire in relazione a quell’indirizzo , organizzazione .

I primi due elementi ( abrogazionismo referendario ) sono già condivisi in partenza dall’iscritto , in quanto non solo sono riportati a chiare lettere più volte nel modulo di adesione ( che nessun partecipante alle marce compilerà mai ) , ma analizzati in dettaglio nel manifesto riportato sul nostro sito e che il neoiscritto approva nella sua adesione on line .

Il terzo , poi , è rimesso alla discrezione dei comitati locali , ferma restando l’unitarietà di manifestazioni di respiro nazionale come la 12 ore e l’obbligatorietà di passaggi legislativamente disciplinati dalla normativa referendaria , il che esclude possibilità di contrasto .

Coerenza , dunque , e , non a caso , solidità .

Coerenza perché non solo non potrò mai smentire me stesso , ma perché nessuno al nostro interno potrà mai contestare una linea che è inequivocabile , a differenza di quanto sta avvenendo tra gli organizzatori della Marcia .

Solidità , se è vero che in due anni , nonostante i molteplici attacchi esterni , dimostrabili perché avvenuti attraverso articoli pubblicati sul web , sono uscite 9 persone su 17 000 iscritti , tra cui un informatico e una pensionata che si sono improvvisati costituzionalisti , un medico che ha dichiarato che l’aborto ha arricchito non suoi colleghi ma avvocati senza scrupoli , un paio di amici del direttore di Riscossa Cristiana e pochi altri.

A proposito della rivista , sulla quale ho scritto in passato , il cui direttore chiede oggi un contributo economico , capisco e non dubito che si debbano sostenere delle spese per essa , che almeno in parte potrebbero essere coperte da mezzi discreti acquisibili in 4 anni di vita , ma la gratuità degli articoli ( da me sempre osservata a suo tempo ) rende la necessità di tale contributo molto ridotta rispetto alle esigenze che dobbiamo affrontare noi per organizzare l’evento referendario , come sottolinea il nostro storico avversario , che gufa contro di noi alla pari di Bonino e Pannella .

Se volete sostenere economicamente un’iniziativa , dunque , non dimenticatevi di chi persegue un obiettivo concreto che davvero potrebbe dare una svolta , culturale e non solo , al nostro paese .

E , ancor prima , aderite alla stessa tramite il nostro sito www.no194.org , quello ufficiale di NO194, che costituisce non solo il più grosso movimento pro life nazionale , ma pure quello che conta più dell’ 80% degli iscritti ai movimenti dell’area .

Il referendum è di fatto l’unico strumento che può determinare il venire meno della legalizzazione dell’aborto , introdotta in Italia nel 1978 , il resto sono solo mere chiacchiere o auspici .

Se aspettiamo le svolte culturali emergenti ( unioni civili , matrimoni tra persone dello stesso sesso e adozioni a favore di single o di soggetti non coniugati ) , senza comprendere che proprio una campagna referendaria a breve aprirebbe inevitabilmente un dibattito serio nel paese sul tema , il futuro sarà sempre più duro , irrimediabilmente .

E , in generale , se anche alla fine si subisce una sconfitta , meglio chi combatte e perde , rispetto a chi si limita a criticare , proponendo , nella fattispecie , iniziative nella migliore delle ipotesi interlocutorie e limitandosi a contemplare una sconfitta costante alla nostra civiltà quale deve considerarsi la 194 , legge che legalizza la soppressione di un concepito .

Rinviare “ sine die “ una contesa significa rassegnarsi alla sconfitta .

E la rassegnazione è la ratifica della sconfitta , in quanto la rende definitiva .

Pietro Guerini – Presidente nazionale No194

Pubblicato sul web il 23-5-2013

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LA CAMPAGNA “ UNO DI NOI “ : IL FASCINO DISCRETO DELL’INUTILITA’ E L’OPPORTUNITA’ DI UN NUOVO REFERENDUM ABROGATIVO DELLA L. 194

In più zone mi viene segnalata da tempo da nostri iscritti una volontà degli esponenti locali del Movimento per la Vita di distinguere con orgoglio la propria iniziativa , ritenuta particolarmente illuminata e degna di considerazione , da quella referendaria , che caratterizza il nostro comitato e che per primo esso ha intrapreso nel 1981 , per poi decidere che i concepiti nati negli anni successivi non fossero altrettanto meritevoli di tutela.

Al solo fine di fare chiarezza , mi trovo costretto ad analizzare comparativamente le due diverse iniziative , affidandomi al diritto e non alla passione , pur ribadendo lo storico rispetto che nutro verso un’organizzazione che ha il merito di aver promosso il primo referendum , per poi perdersi nei meandri della politica e delle battaglie simboliche .

Va premesso che la campagna “ Uno di noi “ è finalizzata ad ottenere “ la protezione giuridica della dignità , del diritto alla vita e dell’integrità di ogni essere umano fin dal concepimento nelle aree di competenza UE nelle quali tale protezione risulti rilevante “ .

Tale campagna , che implicherebbe un’estensione della capacità giuridica del concepito , viene presentata come idonea a produrre effetti anche decisivi sul diritto di aborto , ma è chiaramente del tutto anacronistica per almeno quattro ragioni .

1 ) STRUMENTO SCELTO

Essa si traduce in una petizione .

Si ricorre alle petizioni quando si vuole informare un organo al quale spetta in via esclusiva il potere decisorio di un’opinione espressa dal popolo .

Ecco che la società civile si presenta ai piedi del potere con il cappello in mano , chiedendo di essere ascoltata .

Il cestinamento della petizione è pressoché automatico perché un organo non rinuncia alle proprie attribuzioni .

E quel cestinamento è forse pure giustificato , perché una petizione non è mai rappresentativa della volontà della maggioranza del popolo , essendo il numero di firmatari sempre inferiore al 50% del numero complessivo di cittadini .

Con il referendum , di contro , strumento di democrazia diretta e a suffragio universale , il popolo decide e il potere prende atto della sua decisione autonoma , avendo come unica alternativa un accordo anteriore alla consultazione con i comitati promotori, ipotesi già esclusa nel nostro manifesto : nessun accordo sulla pelle del nostro prossimo .

2 ) COMPETENZA DELL’ORGANO DESTINATARIO DELLA PETIZIONE

Le istituzioni comunitarie sono del tutto incompetenti a decidere sul diritto di aborto .

Il principio è stato ribadito più volte dalla stessa Corte di giustizia , ricordo per tutte la sentenza del dicembre 2010 che ha deciso sulla azione esercitata da tre donne ( una di origine lituana ) contro l’Irlanda , rea di costringere le proprie cittadine ad espatriare per interrompere la gravidanza .

Competenti sono i singoli stati .

Non a caso ogni paese ha la propria legislazione , che muta in modo drastico anche in una medesima zona del continente ( la differenza tra stati nordici e l’isola verde è radicale , significativa tra Polonia e nazioni dell’est ) .

Di qui la necessità di agire in àmbito nazionale , come avviene con la nostra iniziativa referendaria .

3 ) ORIENTAMENTO DI MERITO DELL’ORGANO DESTINATARIO DELLA PETIZIONE Anche in caso contrario , lo stadio scelto per giocare la partita è veramente il più sfavorevole a livello planetario .

Già l’Europa rappresenta la culla del laicismo mondiale , il che rende patetiche certe lezioncine vagamente sociologiche su come la società italiana sarebbe inadeguata a recepire un’iniziativa come la nostra , quando il nostro paese rimane uno dei 4-5 più cattolici ( quelli presso i quali , di regola , sono in vigore le discipline più restrittive del fenomeno abortivo ) del continente .

Non solo , ma le sue istituzioni costituiscono una garanzia di conservazione di questi princìpi .

Chiunque cerca di opporsi a questo orientamento viene eliminato dall’agone politico .

A quelle istituzioni cercano di omologarsi le nostre , che peraltro sono già tanto orientate a favore della 194 che il parlamento non ha presentato in oltre un trentennio un solo disegno di legge diretto anche solo a riformare in senso restrittivo quel testo .

4 ) CONTENUTO DELLA PETIZIONE

Incrementare la capacità giuridica dell’embrione non significa per nulla limitare il diritto di aborto .

Essa , anzi , è totalmente ininfluente sul contrario diritto di interrompere volontariamente la gravidanza , se è vero che l’art. 462 c.c. , entrato in vigore nel 1942 , riconosce già la capacità di succedere al concepito che nasca nei 300 giorni successivi al decesso del marito della madre , ma ciò non ha impedito l’entrata in vigore 36 anni dopo della 194 .

Corte Costituzionale e Corte di Cassazione hanno evocato un necessario contemperamento tra opposti diritti ( di nascita del figlio e della salute della madre ) , peraltro del tutto inesistente , se è vero che la donna può liberamente abortire nei primi 90 gg di gravidanza per qualsiasi motivo e , si badi bene , ciò addirittura anche se perfettamente sana e , quindi , in assenza di un suo diritto alla salute da tutelare in concreto .

Ciò premesso , un’iniziativa oggettivamente inutile in sé può essere utilizzata con qualche finalità ?

Nel paese di Macchiavelli sicuramente sì , ancor più che altrove .

Ciò non vale certo per i cosiddetti politici cattolici , che non sostengono più neppure le battaglie simboliche , preoccupati come sono di non giocarsi la carriera , con buona pace di coloro (particolarmente confusi) che attendono fiduciosi un’abrogazione della 194 per via parlamentare .

Ma se fossi un religioso più preoccupato di non suscitare polemiche che di difendere i valori della mia fede , che stanno alla base della mia scelta di vita , non solo inviterei i fedeli ad appoggiare la campagna “ Uno di noi “ , ma condannerei o censurerei quella referendaria , chiaramente pericolosa per i miei fini , anche se non saprei cosa rispondere se mi venissero letti passaggi inequivocabili della Evangelium Vitae o mi venisse ricordata la recente esortazione di Papa Francesco ( che nel settembre dello scorso anno si è prodigato contro un ammorbidimento della discreta legislazione argentina in materia di aborto ) ai giovani ad intraprendere battaglie ideali anche impopolari .

Analogamente mi comporterei se fossi titolare di un giornale , una radio o una Tv di area cattolica bisognosi di finanziamenti , pubblici o privati .

Meglio una battaglia inutile e politicamente corretta che una efficace ( per quanto impegnativa ) e compromettente , l’importante è dar l’impressione di fare qualcosa .

Alla faccia del quotidiano massacro legalizzato di concepiti , sempre più ultimi e indifesi , a tutela dei quali invito tutti ad aderire alla nostra iniziativa tramite il nostro sito www.no194.org , unendosi agli oltre 15 000 cittadini che si sono iscritti alla nostra organizzazione , che comprende l’80% degli aderenti ai gruppi genericamente pro life nazionali .

Pietro Guerini – Presidente nazionale No194

Pubblicato sul web il 3-5-2013

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